Clip

clipdi Maja Miloš (Serbia, 2012)

Gli adolescenti serbi di oggi non sono così diversi da quelli italiani o americani. Ce lo ha raccontato l’esordio della giovane Maja Miloš (classe 1983) in un film che ha fatto discutere già nelle sue prime apparizioni festivaliere (Rotterdam e Toronto), soprattutto per la presenza dell’attrice Isidora Simijonović (all’epoca quattordicenne), un piccolo talento messo a nudo che smuove da solo l’intera pellicola. Tutto ruota attorno a lei, Jasna, una ragazzina della periferia di Belgrado con più di un problema in famiglia: il padre è malato terminale e la madre è depressa, così la sua vita trova sfogo fuori dalle mura domestiche, in mezzo a coetanei disorientati in un mondo dove ormai l’esistenza non si misura più con la realtà, ma con la rappresentazione di essa attraverso i social network.
“Clip” (“Klip” nella versione serba) è un film dove quasi tutto è ripreso con il telefonino, anche le scene di sesso esplicito (incluso un pompino) nelle quali la minorenne è stata sostituita con una controfigura. Maja Miloš trasporta così il disagio dei teenager americani di “Kids” (1995) nel nuovo millennio, mettendo da parte un linguaggio cinematografico più classico per lasciare spazio al realismo tecnologico della generazione YouTube (o YouPorn, se volete).
Quello della regista è un concetto universale e trasversale, capace di saper leggere il vuoto di questi giovani costretti a dare un significato alla propria esistenza in una dimensione parallela. Che non è solo virtuale: questa fase infatti è la conseguenza di uno stile di vita dissoluto e incosciente, fatto di droga, di festini e di quel senso di spaesamento riconducibile anche all’incertezza di un popolo ancora segnato dalla terribile guerra civile nella ex Jugoslavia (non a caso, il film è stato realizzato poco tempo dopo l’uscita di opere controverse come “The Life And Death Of A Porno Gang” e “A Serbian Film”).
“Clip” rinuncia a uno script predefinito, abbracciando praticamente il docudrama e incasellando una serie di scene che schiacciano lo spettatore all’interno di questa routine disarmante, affrontata dalla protagonista con una finta spavalderia (che si traduce in sottomissione). A differenza dei teenager di Larry Clark (timidi, impacciati ed esteticamente trascurati), quelli di Maja Miloš sembrano voler mordere con cattiveria ogni situazione, noncuranti degli effetti collaterali ma soprattutto inconsapevoli di trasgredire solo per occultare i problemi relativi al quotidiano (la scuola, la famiglia e i soldi che scarseggiano). Resta così sullo schermo l’immagine di Jasna che si depila sotto la doccia: il culto dell’apparire e non quello dell’essere, un rasoio che si trasforma in un boomerang per una generazione che vorrebbe sfuggire alla noia con un clic. Ma non funziona così. Un film assolutamente valido.

4

(Paolo Chemnitz)

clip-jasna

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