Primo Amore

primo amoredi Matteo Garrone (Italia, 2004)

Che Matteo Garrone sia un valido regista lo si era già intuito dai tempi de “L’Imbalsamatore” (2002) o con l’exploit di “Gomorra” (2008) e del recente “Il Racconto Dei Racconti” (2015). “Primo Amore” risale invece al 2004 e merita una retrospettiva anche in questa sede, si tratta infatti di un dramma a tinte forti che vede protagonisti Vittorio (Vitaliano Trevisan) e una bravissima Michela Cescon (nel ruolo di Sonia), entrambi al debutto assoluto in ambito cinematografico. Una coppia nata per caso dopo un appuntamento al buio in una stazione degli autobus vicentina, con l’uomo subito colpito negativamente dal fisico della donna, dai lui definita non abbastanza magra. L’ossessione per il corpo scheletrico è il tema dominante nel rapporto malato che si sviluppa tra i due, con Vittorio intransigente manipolatore e Sonia ubbidiente vittima psicologica del suo compagno, inizialmente concorde nel diminuire di peso ma a lungo andare imprigionata nel suo deperimento e condannata all’autodistruzione. Con risvolti devastanti, come nella magnifica scena della cena al ristorante, la quale si riflette – successivamente – in un finale catartico anche se facilmente ipotizzabile.
Garrone lavora per sottrazione, immergendo i due protagonisti in un ambiente cupo (una casupola di campagna mai troppo illuminata) e lasciandoli in balia di uno spiccato realismo di provincia (nei dialoghi, a volte improvvisati, con la cadenza veneta di Vittorio che resta ben impressa). L’uomo lavora come orafo: un scelta non casuale, quasi un riferimento esoterico nel quale il processo alchemico della ricerca della perfezione (l’oro, appunto) passa attraverso un percorso obbligato, un iter perverso dove la bilancia del mestiere non è altro che la proiezione di quella sulla quale sale Sonia per pesarsi, una discesa nell’inferno dell’anoressia, dell’annullamento psicofisico e dell’allucinazione (le cipolle scambiate per cosce di pollo).
Con un soggetto liberamente ispirato al romanzo autobiografico “Il Cacciatore Di Anoressiche” di Marco Mariolini, “Primo Amore” si rivela un film riuscito e ben calibrato, capace di affrontare con giudizio e senza spettacolarizzazioni una tematica scottante e dolorosa. Un (melo)dramma oscuro e malsano che offre vari spunti per la riflessione e che non rinuncia a infilare il coltello nella piaga, mostrandoci il sadico contrasto tra un uomo che si ciba di pasta e carne e una donna coniglio a cui spettano le briciole dei biscotti e la solita insalata senza condimento. Amore e crudeltà.

4,5

(Paolo Chemnitz)

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