3% – Stagione 1

three_percentLo scorso novembre Netflix ha prodotto “3%”, ovvero il remake di una web serie ideata da Pedro Aguilera (da non confondere con l’omonimo regista spagnolo del film “La Influencia”) e pubblicata su Youtube nel 2011. Si tratta di una serie brasiliana di otto episodi, diretti da César Charlone (“City Of God”): il tema distopico  che la caratterizza può essere ricondotto a “Black Mirror” e a “Hunger Games”, ma con un budget nettamente inferiore e con differenti pretese (i test sociologici della serie televisiva ricordano vagamente quelli presenti nei film “Circle” e “Cube”).
La trama ha luogo in Brasile in un futuro non precisato, nel quale tutti gli abitanti che compiono il ventesimo anno di età possono partecipare al Processo, attraverso una preselezione motivazionale che tanto ricorda la procedura stressante dei colloqui di lavoro. Solo il 3% dei selezionati che riesce a superare tutte le prove del Processo può accedere all’isola chiamata Offshore (“Mar Alto” in portoghese), un luogo paradisiaco ambito da tutti gli abitanti della favela, in cui non esistono crimini né povertà.
Il Processo si svolge una volta all’anno presso un grande palazzo moderno (dove hanno luogo quasi tutte le scene di questa prima stagione), i cui coordinatori principali dei “test” sono Aline e Ezequiel, i quali si troveranno presto in conflitto tra loro. Nel numeroso gruppo dei partecipanti al Processo si distinguono la tenace Michele, l’infiltrato Rafael, Joana (aggressiva e subdola) e Fernando (invalido costretto su una carrozzina), protagonisti che con il susseguirsi degli episodi si rivelano solidali ma anche spietati allo stesso tempo, perché nella serie brasiliana non esistono eroi né villain in quanto ciascuno rivela pian piano la propria versatilità caratteriale (e questo non può essere altro che un punto a favore).
Da subito lo spettatore si accorge che in “3%” non vige una regola morale e giusta nel stabilire chi merita il superamento delle prove, infatti i test a cui i ragazzi vengono sottoposti sono di tipo logico-sociologico e se la cava soltanto chi furbamente tiene testa al gruppo, anche tradendo i compagni con l’inganno. Sono proprio i test a rappresentare l’elemento più interessante e riuscito della serie, in cui i giovani iniziano col risolvere piccoli ma intricati rompicapo per poi passare attraverso un tunnel inondato di gas allucinogeno fino a ritrovarsi letteralmente schierati uno contro l’altro, situazioni che rivelano la malvagità di alcuni individui pronti addirittura a uccidere pur di riuscire a raggiungere il proprio obiettivo di vita nell’Offshore, inculcato sin dalla nascita dalle famiglie.
Quasi in tutti gli episodi viene svelato in maniera grossolana il passato di ognuno dei protagonisti, uno per puntata, scivolando in alcune storyline meno riuscite di altre che risultano banali e poco interessanti. Questa modalità narrativa comunque non è mai ridondante ed è ben inframezzata al resto del racconto in cui, oltre ai vari livelli sui quali si sviluppano i test, emerge anche una deriva anticonformista che si oppone al Processo, mossa da una parte di popolazione chiamata “La Causa”.
Purtroppo l’aspetto tecnico non è dei migliori e soprattutto all’inizio è difficile abituarsi a una regia sperimentale da mal di mare, con camera a mano insistente che aumenta sì il senso di oppressione straniante adatto alla tematica dello show, ma dopo otto episodi di oscillazioni ingiustificate si ha l’impressione di essere stati su una zattera in preda a una tempesta nell’oceano. Non aiutano le inquadrature oblique, peggiori di quanto si sia visto in “American Horror Story”, il tutto unito a una fotografia da telenovela, a costumi posticci e a scenografie che danno l’impressione di vedere un tour in un negozio Ikea. Inoltre è fortemente consigliato seguire la serie in lingua originale portoghese, onde evitare un doppiaggio raccapricciante.
Nonostante il comparto tecnico non sia quindi di qualità, la serie merita attenzione: pur non aggiungendo nulla di particolarmente nuovo, la trama incuriosisce e intrattiene a dovere (gli episodi scorrono piacevolmente) soprattutto per le tematiche trattate, dando molti spunti di riflessione sui valori umani e sulla divisione netta tra privilegiati benestanti e povertà.
“3%” è stata rinnovata per una seconda stagione in cui probabilmente vedremo tutto quello che è stato tenuto premurosamente nascosto in questi claustrofobici e avvincenti episodi.

(Martina Ippoliti)

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