La Casa Sperduta Nel Parco

la casa sperdutadi Ruggero Deodato (Italia, 1980)

“La Casa Sperduta Nel Parco” segue a ruota “Cannibal Holocaust”, con la stessa crew al servizio di Ruggero Deodato (Franco Palaggi alla produzione, Vincenzo Tomassi al montaggio, Sergio D’Offizi alla fotografia e Riz Ortolani impegnato nella colonna sonora, anche questa volta in netto contrasto con le atmosfere morbose e violente della pellicola). Girato in sole tre settimane in una villa dell’Olgiata (Roma nord), il film si inserisce nel filone rape & revenge richiamando alla mente alcune suggestioni da “L’Ultima Casa A Sinistra” (1972), vista anche la presenza di David Hess nel ruolo dello psicopatico stupratore.
L’attore americano interpreta Alex, un meccanico che insieme al suo amico Ricky (un credibile Giovanni Lombardo Radice al suo esordio cinematografico) viene invitato casualmente in una casa con piscina immersa nel verde, dove un gruppo di ragazzi benestanti si è riunito per l’occasione per un party notturno. Alex cede ad alcune provocazioni, così come l’ingenuo e balordo Ricky: in pochi istanti una partita a poker trasforma i due protagonisti in belve feroci, con il secondo sottomesso e manipolato dal primo. Nonostante i giovani borghesi siano impossibilitati alla fuga, c’è qualcosa di strano che li rende quasi partecipi di quel sadico gioco, una sensazione che viene svelata nel twist finale, in realtà piuttosto inverosimile come gran parte della sceneggiatura. Ma Ruggero Deodato non sembra preoccuparsi dello svolgimento degli eventi, il film infatti punta tutto sul versante (s)exploitation, tra sesso, nudi integrali e impennate di violenza che non fanno sconti.
La forza di questa pellicola è da ricercare nella caratterizzazione dei vari personaggi: tutti convincono appieno e paradossalmente riusciamo a simpatizzare più per i due maniaci che per le vittime, uno scontro tra classi sociali che dipinge chiunque in maniera negativa, senza escludere nessuno. “La Casa Sperduta Nel Parco”, a differenza di un titolo che sembra fare il verso ad alcuni horror del decennio precedente, è un thriller cinico e cattivo, un’opera a tratti ridondante e dal plot poco avvincente ma comunque girata in modo eccelso da un regista tecnicamente ineccepibile. Oltre alla bravura di Deodato, un cast indovinato ci permette di godere al meglio l’evolversi di questa festa finita nel sangue. Basta poco, ma se ci si accontenta il divertimento è assicurato.

3,5

(Paolo Chemnitz)

la casa sperduta nel parco

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