Wetlands

wetdi David Wnendt (Germania, 2013)

“Wetlands” è ispirato al bestseller di Charlotte Roche che in Germania è stato oggetto di numerosi dibattiti (con critiche sia positive che negative), un libro nel quale l’autrice racconta le sue fantasie sessuali più audaci e grottesche con un background di taglio femminista.
Bastano i primi dieci minuti del film per capire che abbiamo a che fare con un what the fuck movie totale e assoluto, che tramuta in provocazioni visive le parole della Roche. Seguiamo subito le gesta di Helen, una tipa diciottenne (che soffre di emorroidi) con i genitori divorziati. Parte a ruota un’altra scena in cui la ragazza struscia le sue parti intime su una tavoletta lercia di un bagno pubblico, poiché nella sua testa c’è un’idea di igiene al contrario, anche per quanto riguarda l’attrazione sessuale, legata secondo lei solo ed esclusivamente agli odori (sgradevoli) emessi dagli organi genitali! Nel frattempo assistiamo alle disavventure della sua migliore amica Corinna, alle prese con un fidanzato coprofilo. Un delirio.
Successivamente Helen è costretta a operarsi (all’ano, che novità!). In clinica conosce un infermiere di nome Robin con il quale scocca la scintilla, il resto però ve lo lasciamo scoprire a voi, sempre se abbiate voglia di imbattervi in qualcosa di simile, un film politicamente scorretto e depravato come pochi visti negli ultimi anni.
“Wetlands” è cinema punk senza freni (c’è anche una maglietta dei Bad Religion in bella vista), una pellicola anarchica che a tratti non si sa dove voglia andare a parare, nonostante il disagio di questa ragazza sia raccontato in maniera talmente originale e deplorevole da non lasciare indifferenti. La giovane protagonista se la cava egregiamente in un ruolo allucinante, anche quando si lascia tranquillamente depilare dalle ascelle alle cosce da un uomo che neppure se la scopa (“sei troppo giovane” dice lui. “Peccato” risponde lei. Così, a caso).
“Wetlands” spara le sue cartucce migliori nella prima parte, in seguito la nostra curiosità tende a scemare lasciando il posto a una storia che intrattiene relativamente (il minutaggio è eccessivo e sfiora le due ore), ma resta da sottolineare la genialità di alcune scene e di quei dialoghi che potrebbero nuocere gravemente alla salute mentale di uno spettatore medio tradizionale. Due parole sulla regia: pacchiana come solo i tedeschi sanno fare quando spingono sul versante trash, ma anche questo fa parte del gioco. Con le cautele del caso, “Feuchtgebiete” (il titolo originale tedesco) è un lavoro che può placare la vostra sete di pellicole strambe e fuori dal comune. Strampalato sì, ma con qualche accelerazione devastante.

3

(Paolo Chemnitz)

wetlands

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...