Maniac

Maniac_(1980)di William Lustig (Stati Uniti, 1980)

In “Maniac” convergono tante influenze. C’è una New York cupa nella quale uno psicopatico uccide una serie di donne (“Aroused”, 1966), c’è una città che inquieta soprattutto durante la notte, tra luci al neon, prostitute e una criminalità dilagante (“Taxi Driver”, 1976) e c’è un protagonista legato a doppio filo con la madre, in un rapporto morboso e traumatico (“Psycho”, 1960). Lustig amava questi film, oltre a essere un grande fan del giallo all’italiana.
Questo regista nato e cresciuto nel Bronx conosceva bene le insidie della metropoli: “Maniac” infatti lascia spazio alle suggestioni urbane, creando i presupposti per uno slasher che punta molto sulle atmosfere, oltre che sulla memorabile interpretazione di Joe Spinell qui nelle vesti di Frank Zito, serial killer entrato di diritto nel gotha del cinema horror. Egli è un uomo solitario che vive in uno squallido appartamento, nel quale colleziona manichini che adorna con lo scalpo delle donne che uccide. Quando il film sembra insistere sull’aspetto ferale e omicida del protagonista, sale in gioco la figura di Anna, una fotografa che riesce a entrare in sintonia con il maniaco (il quale le racconta episodi della sua vita passata, senza però confessare il suo odio verso le donne e gli abusi che la madre gli infliggeva di continuo). Il finale poi è delirante e lascia una scia di malessere allucinato negli occhi di chi guarda, un epilogo avvincente e ben strutturato che funge da degna chiusura degli eventi.
William Lustig dimostra di saper gestire al meglio la tensione, regalandoci alcune scene sublimi come quella nei bagni della metropolitana, una lezione di cinema sulla costruzione della suspense che resta uno dei momenti assoluti dell’intera pellicola, assieme alla sequenza della coppietta appartata in automobile, nella quale il ruolo della vittima maschile è interpretato da Tom Savini (che nel film si occupa degli ottimi effetti speciali). Il marciume di New York fa il resto, un ritratto desolante dove la troupe si muoveva girando anche senza regolari permessi, con un budget esiguo e con un manipolo di attrici (le vittime, soprattutto) scelte nel giro della pornografia per risparmiare sui costi. “Maniac” è questo e molto altro, nulla di realmente innovativo ma un cult a tutti gli effetti, complice un valido excursus psicologico nella mente dello psicopatico, perno assoluto di un horror teso e ricco di luridi e opprimenti squarci metropolitani. Con un valido remake del 2012 diretto da Franck Khalfoun e prodotto da Alexandre Aja.
“I told you not to go out tonight, didn’t I? Every time you go out, this kind of thing happens”. Frank Zito insegna, non trascurate il suo avvertimento.

5

(Paolo Chemnitz)

maniac1

 

 

 

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...