Cannibal Ferox

cfdi Umberto Lenzi (Italia, 1981)

I cannibal movie sono molto diversi tra loro, nonostante abbiano in comune la stessa tematica di base. Se prendiamo ad esempio in considerazione “Cannibal Holocaust” (1980), “La Montagna Del Dio Cannibale” (1978) e “Cannibal Ferox” (1981), possiamo tracciare un triangolo con ognuno di questi film segnato a un vertice, non solo per l’approccio alla regia che in Ruggero Deodato, Sergio Martino e Umberto Lenzi ha caratteristiche del tutto personali ma anche per il modo in cui si sviluppano gli eventi. “Cannibal Holocaust” è documentaristico e alimenta continue riflessioni antropologiche, “La Montagna Del Dio Cannibale” segue un iter più avventuroso mentre il film che stiamo prendendo in esame delinea il genere senza mostrare nient’altro che pura exploitation.
In effetti, Umberto Lenzi è interessato esclusivamente a scioccare lo spettatore (prendendo le distanze anche da suoi lavori precedenti come “Il Paese Del Sesso Selvaggio” e “Mangiati Vivi!”), raccontandoci la storia di Mike Logan (Giovanni Lombardo Radice), in Amazzonia con un suo collaboratore a caccia di smeraldi. Durante la loro marcia all’interno della foresta, i due si imbattono in un’antropologa di nome Gloria (Lorraine De Selle) che insieme al fratello Rudy e all’amica Pat (Zora Kerowa) sta compiendo una ricerca per dimostrare che il cannibalismo non esiste.
La verità presto viene svelata, poiché Mike in realtà sta fuggendo dalla furia degli indigeni, assetati di vendetta dopo aver subito torture e umiliazioni in seguito alla delusione dell’uomo per non aver trovato le pietre preziose che tanto cercava. Tornare indietro però è impossibile, visto che il gruppo viene prima catturato e poi decimato lentamente dopo una serie di terribili supplizi (immagini che fecero imbestialire la censura di mezzo mondo, la quale proibì la pellicola in ben trentuno paesi). Le scene incriminate sono entrate nella memoria di ogni amante dello splatter: Zora Kerowa appesa per le mammelle infilzate con degli uncini ma soprattutto Giovanni Lombardo Radice prima evirato e poi, in una sequenza cult, con la calotta cranica scoperchiata da un indigeno che subito dopo il gesto assaggia il suo cervello.
Nonostante un cast non al meglio della forma (eccetto Radice) e una morale di fondo piuttosto debole e superficiale, Umberto Lenzi conferisce ritmo all’opera creando i presupposti per un cannibal movie snello, spassoso e truculento. Bastano queste prerogative per farcelo ricordare sempre con immenso piacere.

4

(Paolo Chemnitz)

cf1

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