Buio Omega

buiodi Joe D’Amato (Italia, 1979)

Nel grande calderone dell’horror nostrano prodotto tra il finire degli anni settanta e i primi anni ottanta, “Buio Omega” si ritaglia uno spazio tutto suo. Ancora oggi, resta uno dei film più acclamati tra quelli diretti da Joe D’Amato, essendo considerato (giustamente) un cult dai fan del genere, complice la sua vena completamente malsana non facile da riscontrare in prodotti simili. Eppure si tratta del classico binomio amore e morte, con protagonista Kieran Canter nei panni di Francesco, un uomo disperato in seguito al decesso prematuro della sua amata Anna (Cinzia Monreale). Francesco è un tassidermista che vive in una grande villa assieme alla governante Iris, personaggio chiave del film interpretato da una bravissima e inquietante Franca Stoppi, all’epoca inconsapevole di doversi recare a Bressanone per recitare in questa pellicola così malata! Se la matrona prova in tutti i modi ad assecondare e sedurre il biondo protagonista, egli invece ha altro per la testa: trafuga il corpo di Anna dal cimitero per poterlo imbalsamare e tenerlo sempre accanto a sé, ma allo stesso tempo la follia si impadronisce delle sue giornate (con la storia che prende una piega a dir poco morbosa e sanguinaria), tra corpi disciolti nell’acido, unghie strappate e altri particolari macabri e raccapriccianti che coinvolgono le malcapitate vittime (finite, loro malgrado, nel raggio d’azione dei nostri).
Con un soggetto preso in prestito da “Il Terzo Occhio” (1966) di Mino Guerrini, questo b-movie riesce nel suo intento primario, quello di disturbare lo spettatore: “Buio Omega” è infatti velato da un cupo romanticismo all’interno di ossessioni necrofile da far accapponare la pelle, in un contesto nel quale le atmosfere la fanno da padrona (l’apparizione della fattucchiera con la sua filastrocca indimenticabile). Inoltre, la colonna sonora è quanto di più oscuro e deprimente mai prodotto dai Goblin. Le scene splatter rappresentano un altro punto a favore, con l’apice raggiunto dall’imbalsamazione della fidanzata (l’immagine in cui Francesco addenta il cuore estratto dal corpo in un primo momento fu censurata), mentre bisogna ammettere che proprio la recitazione di Kieran Canter è debole e inespressiva per tutta la durata dell’opera (finirà presto negli ambienti porno, chissà perché).
“Buio Omega” è un horror molto amato anche all’estero, basti pensare ai vari titoli che lo hanno segnato nel corso degli anni (da “Beyond The Darkness” a “Sado”, fino all’affascinante “Blue Holocaust” per il mercato francese), un film che mescola un nero e depravato erotismo al malsano aspetto psicologico di tutti i personaggi, nessuno escluso. Eros e Thanatos all’ennesima potenza, un incubo che scivola via nel buio della fine: omega appunto, il punto di non ritorno assoluto.

5

(Paolo Chemnitz)

buio-om

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