Guinea Pig: Mermaid In A Manhole

16809960_1786522941364984_837313607_ndi Hideshi Hino (Giappone, 1988)

Hideshi Hino, autore giapponese di manga decisamente controversi, fu anche regista e sceneggiatore di due capitoli dell’infame saga di “Guinea Pig”, il secondo “Flower Of Flesh And Blood” del 1985 (celebre per essere stato scambiato per un vero snuff movie con tanto di intervento di FBI e autorità giapponesi!) e il quarto “Mermaid In A Manhole”, il più originale della serie ma anche un festival del gore che ancora oggi è impossibile da dimenticare.
Un artista fortemente traumatizzato per la perdita della moglie un giorno incontra una sirena mentre percorre le fogne della sua città: la creatura un tempo viveva nel fiume e lui se la ricorda fin da quando era bambino. Oggi però la salute della sirena è pessima, il suo corpo mostra piaghe e ferite, così l’uomo decide di portarla a casa con sé, in modo tale da poterla curare e ritrarre. Le condizioni della donna ben presto peggiorano, ma il protagonista prova comunque a farla rivivere in un quadro (esortata da lei stessa), dipingendola usando il sangue, il pus e le varie secrezioni prodotte da quell’essere putrescente.
“Mermaid In A Manhole” è un film disgustante ma allo stesso tempo triste e romantico: in poco più di un’ora Hideshi Hino (coadiuvato dai notevoli effetti rivoltanti di Nabuaki Koga) riesce infatti a creare un’opera affascinante e fortemente dolorosa. A differenza dei più canonici capitoli di “Guinea Pig”, questo evita le derive torture-porn fatte di smembramenti e sadismo a profusione ma si concentra sul decadimento fisico della sirena, raccontandoci una storia intrisa di putrefazione e di lugubre romanticismo. Il pus fuoriesce in vari colori differenti (perfetti per poter realizzare un dipinto), ma c’è poco da stare allegri davanti a tumori, verruche e pustole aberranti di ogni dimensione possibile. L’atmosfera che si respira è dunque marcia e malata, un caso raro nel cinema horror giapponese, così come è particolare questo rapporto controverso tra Arte e Morte, la bellezza intesa non come nascita ma come apice conclusivo della vita, il baratro che si trasforma in un’esplosione di colori.
“Guinea Pig: Mermaid In A Manhole”, tra i sei film della saga (sette considerando il best of “Slaughter Special”), resta sicuramente il più devastante e particolare, una visione obbligatoria per ogni cultore del cinema di confine.

4

(Paolo Chemnitz)

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