Anno 2016: trenta film da vedere

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01) THE WITCH di Robert Eggers

New England, 1630. Una famiglia che vive in una fattoria isolata diventa vittima di forze oscure, ma “The Witch” più che un film sulla stregoneria è un’opera che ci catapulta nell’inesorabile discesa nella follia di queste persone in preda alla superstizione. L’uso della luce naturale rende ancora più lugubri e misteriose le atmosfere, prima di un finale cult che sembra uscire da un quadro di Goya. Eccelso.

02) THE NEON DEMON di Nicolas Winding Refn

“C’è qualcosa di terrificante in questo mondo che accetta solo la bellezza”, così afferma Refn, che ci racconta l’ambiente di plastica della moda hollywoodiana, un circolo malato e competitivo di ragazze legate soltanto ai valori materiali. Con la giovane e ingenua Elle Fanning nel ruolo di Jesse a destabilizzare il tutto. Un film visivamente enorme, corredato da una colonna sonora memorabile. Da non perdere.

03) EL ABRAZO DE LA SERPIENTE di Ciro Guerra

Le avventure di due etnografi nella foresta amazzonica a distanza di quaranta anni l’una dall’altra, un luogo sacro reso ancora più impenetrabile grazie all’uso del b/n che ne risalta i contrasti. Con loro sempre la stessa guida, uno sciamano di nome Karamakate, un uomo solo e saggio che incarna i valori della spiritualità e del ritorno alla natura. “Sono solo oggetti, ti porteranno alla morte e alla follia” è una frase che dice tutto. Immenso.

04) SOUTHBOUND di Roxanne Benjamin, David Bruckner, Patrick Horvath e Radio Silence

La migliore antologia horror del 2016. Quattro registi per cinque episodi tutti concatenati tra loro, con il deserto californiano a fare da cornice, una spirale di paranoia che ci prende per mano e non ci molla più fino all’ultimo minuto. Creature volanti meccaniche, invasioni casalinghe notturne, trip allucinanti nel cuore del nulla, “Southbound” è un labirinto dove tutte le strade portano a sud: all’inferno.

05) LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT di Gabriele Mainetti

Un film da amare o da odiare. Chi cercava una riproposizione italiana in stile Marvel ha sbagliato pellicola, il regista Gabriele Mainetti guarda dritto al Takashi Miike di “Ichi The Killer”, aggiungendo una spruzzata di Troma e di crime movie da borgata. Il risultato è notevole, grazie anche ad attori in stato di grazia (Luca Marinelli ormai è una certezza e Claudio Santamaria è l’antieroe che aspettavamo da tempo). Aria fresca.

06) THE HATEFUL EIGHT di Quentin Tarantino

Da “Bastardi Senza Gloria” Tarantino ha intrapreso una strada che almeno in questa sede stiamo apprezzando molto. I suoi film risultano meno forzati e più naturali, come questo ottimo ritorno, un western tra le nevi strutturato con molta intelligenza e praticamente teatrale nella messa in scena. Attori in grande forma, dialoghi sempre ficcanti, una storia in stile “Dieci Piccoli Indiani” dove assistiamo a una gara a chi è più infame: come da titolo.

07) THE CORPSE OF ANNA FRITZ di Hèctor Hernández Vicens

Una bella sorpresa dalla Spagna, un film che parte puntando sul tema scabroso della necrofilia ma che vira poi totalmente sul thriller. Un’opera destabilizzante che ribalta le carte di continuo, arricchita da una location fredda e claustrofobica che non lascia scampo neppure a noi spettatori. Positiva anche la caratterizzazione dei tre personaggi protagonisti: un lavoro che tiene davvero incollati allo schermo.

08) THE WAILING di Na Hong-Jin

Dopo due ottimi film come “The Chaser” e “The Yellow Sea”, da Na Hong-Jin ci aspettavamo tanto e siamo stati ripagati. Con “The Wailing” ci spostiamo nella Corea rurale in un villaggio funestato da una serie di misteriosi decessi. Stavolta prevale un mix di generi che vanno dal thriller investigativo fino all’horror, tra rituali sciamanici, elementi sovrannaturali, possessioni e quant’altro. Il sacro e il profano mescolati in un vortice di violenza.

09) THE INVITATION di Karym Kusama

Un invito a cena dalla ex moglie con un gruppo di amici si rivelerà qualcosa di allucinante. Ci troviamo nelle ricche villette di Los Angeles e tutto sembra procedere normalmente, ma questo thriller cresce sotto la pelle e nasconde un pericolo imminente che esplode con un finale devastante. Il rosso del vino, il rosso delle lanterne, il rosso del sangue: bisogna avere pazienza perché nella parte conclusiva si è ampiamente ripagati dell’attesa.

10) THE GREASY STRANGLER di Jim Hosking

Prendete due personaggi luridi e schifosi che tanto piacerebbero a John Waters, aggiungete un tocco horror trash e demenziale degno della Troma e infine mescolate il tutto con il nonsense in stile Quentin Dupieux: ecco a voi un lavoro dove il protagonista è un vecchio lercio superdotato che mangia solo roba intrisa di olio trasformandosi in un mostro psicopatico durante i suoi scatti di ira. Un film supercazzone a dir poco memorabile.

11) AMERICAN GUINEA PIG: BLOODSHOCK di Marcus Koch

Tra quelli in lista è il film più estremo e alienante. Secondo capitolo dei “Guinea Pig” americani, questo film non è un semplice torture-porn usa e getta perché da una prima parte straniante in b/n si passa a una seconda dove prende forma e sostanza il colore del sangue in una sorta di orgia necromantica di sesso e morte. Gli amanti del cinema di confine non possono trascurare questo titolo: un vero shock.

12) HARVEST LAKE di Scott Schirmer

Un gruppo di amici in un bosco attorno a un lago. No, non è uno slasher tipo quelli degli anni ottanta, ma un horror erotico che culmina in un finale weird orgiastico indimenticabile. Il regista del già acclamato “Found” ci racconta una lenta e ammaliante discesa nella libidine, il sesso sfrenato senza inibizioni (anche gay e lesbico) in una convulsione dionisiaca tra corpo e natura. Ma c’è una creatura nel lago che tiene i fili di tutto il gioco.

13) THE HANDMAIDEN di Park Chan-Wook

Dopo la parentesi hollywoodiana, Park Chan-Wook torna con un film in costume ambientato nella Corea degli anni trenta durante l’occupazione giapponese. Un lesbian-thriller poetico e raffinato, dove tra inganni, complotti e gelosie, una giovane ancella cerca di sedurre una ricca donna giapponese per poi rubarle tutti gli averi. Uno script complesso ma coinvolgente che vira sapientemente anche sul (melo)dramma erotico.

14) LUNA DE MIEL di Diego Cohen

Piccola pellicola indipendente messicana, un film incentrato su un dottore che rapisce una donna da cui è ossessionato per poi inscenare un matrimonio fake all’interno della sua abitazione. Due attori che da soli reggono benissimo il gioco per un horror disturbante che conferma l’ottimo stato di forma del cinema di genere messicano presente in questa top 30 con ben tre titoli. Peccato che questo sia per ora di difficile reperibilità.

15) D’ARDENNEN di Robin Pront

Il nostro amatissimo cinema fiammingo sforna l’ennesimo titolo interessante che cresce con il passare dei minuti. La storia di due fratelli (uno dei quali appena uscito dal carcere) e una donna che si innamora prima di uno e poi dell’altro, Caino e Abele dei giorni nostri ma con dietro uno scenario di squallore sociale non indifferente. Ottima colonna sonora e una seconda parte dove l’aspetto drammatico diventa devastante. Da vedere.

16) BASKIN di Can Evrenol

Sarà pure un lavoro imperfetto che nella seconda parte perde di intensità, ma bisogna applaudire questo regista turco, artefice di un horror visionario e malsano che riporta alla mente le creature deformi di barkeriana memoria. Un martirio nei meandri infernali di un edificio abbandonato, fotografato in maniera ottimale con rimandi ai colori accesi di Mario Bava e Dario Argento. Un film primordiale, grezzo e sudicio.

17) THE ONES BELOW di David Farr

Un thriller psicologico giocato tutto sulla paranoia e l’ossessione che cita volutamente Polanski. Due coppie, una al piano di sopra e una al piano di sotto, quest’ultima sempre più ambigua, strana e invadente, fino a quando non accade l’irreparabile durante un incidente tra le mura domestiche. Ottima gestione dei tempi narrativi, una follia latente che disturba e allo stesso tempo travolge lasciandoci incollati allo schermo.

18) EXCESS FLESH di Patrick Kennelly

Un horror che rientra in quel sottogenere che sta proliferando negli ultimi anni, quello che affronta la ricerca assoluta del successo legata alla bellezza (vedi titoli passati come “Starry Eyes”, “Eat”, “American Mary” o appunto il recente “The Neon Demon”). Questa volta a prevalere è il disturbo della personalità, con protagonista una ragazza gelosa della sua coinquilina. Il cibo è onnipresente: un film bulimico, si vomita che è un piacere.

19) THE REVENANT di Alejandro González Iñárritu

Gli esordi indimenticabili di “Amores Perros” sono solo un ricordo, ma il regista messicano è capace di farci appassionare anche a un lungo ed estenuante western “mainstream” che ingloba al suo interno gli elementi tipici del survival movie (prima) e del revenge movie (dopo). Un’immersione nel gelo, nella natura, nella lotta tra uomini (homo homini lupus come sempre) e nel destino, per un film imprevedibile ed affascinante.

20) OVER YOUR DEAD BODY di Takashi Miike

Al contrario del suo ultimo deludente blockbuster sci-fi “Terra Formars”, l’eclettico Takashi Miike qui è libero di dare sfogo al suo genio e ci riesce perfettamente con una ghost story accattivante liberamente ispirata allo “Yotsuya Kaidan”, pilastro del teatro kabuki giapponese. Una fiaba dark suggestiva, dove le scenografie portentose ci fanno immergere in qualcosa di realmente unico, tra amore, tradimenti e vendette.

21) VICTORIA di Sebastian Schipper

Un lunghissimo piano sequenza di oltre due ore ci racconta le (dis)avventure di una giovane ragazza spagnola durante una notte berlinese. Dalla discoteca all’incontro con un gruppo di coetanei che all’alba la coinvolgeranno in un crimine pericoloso, con la telecamera che fa le più incredibili acrobazie per restare incollata ai protagonisti. Prima parte di studio, poi la tensione sale alle stelle: tecnicamente è da sballo.

22) BRIDGEND di Jeppe Rønde

Uscito da tempo negli ambienti festivalieri ma finalmente reperibile da pochissimo, questo mystery movie è ambientato in un paesino del Galles dove la media dei suicidi tra i giovani è altissima. Ispiratosi a questa storia vera, il regista ci fa immergere in qualcosa di arcano e sinistro, raccontandoci di rituali notturni nel cuore di una natura autunnale magnificamente fotografata. Finale da brividi, anche se (giustamente) molte domande restano senza risposta.

23) ATROZ di Lex Ortega

Si tratta di uno dei film messicani più violenti mai realizzati e di sicuro tra i titoli più estremi del 2016. Due serial killer vengono arrestati per caso in seguito a un incidente stradale, con loro hanno una videocamera che nasconde delle atrocità indicibili. Una volta sotto torchio in carcere, assisteremo alla visione di tali filmati, tra diarrea spalmata sul corpo e seni sventrati nei quali si piscia allegramente dentro. Co-prodotto dal nostro Ruggero Deodato.

24) TAG di Sion Sono

L’eclettico regista nipponico ridimensiona le sue pretese sfornando uno splatter-pop movie che guarda al Takashi Miike di “As The Gods Will”. La prima scena del pullman tagliato in due vale da sola la visione, il resto è cinema d’intrattenimento che a livello iconografico non sbaglia un colpo. Ovviamente siamo lontani miglia da capolavori come “Love Exposure”, “Cold Fish” o “Strange Circus”, ma qui ci si diverte e va bene così.

25) THE NEIGHBOR di Marcus Dunstan

In un losco paese del Mississippi, un uomo e sua moglie spiano dalla finestra gli strani comportamenti del vicino di casa. Quando la donna improvvisamente sparisce, il film prende una piega drammatica che sfocia lentamente nell’horror. Un’opera semplice e diretta che senza troppe pretese ci spara in faccia la provincia americana più marcia, dove ognuno nasconde qualche raccapricciante segreto.

26) MÉXICO BÁRBARO di VV.AA.

Finalmente è uscito in dvd import questo horror antologico diretto da otto registi differenti. Il Messico è una terra ricca di tradizioni e leggende macabre, qui raccontate attraverso alcuni corti originali e audaci alternati a un paio piuttosto superflui. Ma il livello del film è medio-alto, con dosi massicce di sangue e violenza e una puntatina sul weird (il segmento di Isaac Ezban è totale) che rappresenta la vera ciliegina sulla torta.

27) TRAIN TO BUSAN di Yeon Sang-Ho

Il caso cinematografico coreano dell’anno è una storia di zombi (ma questi corrono, meglio chiamarli infetti). A differenza di un blockbuster con effetti grossolani come “World War Z”, questo film è realizzato con cura e vive di ottimi momenti action in una location claustrofobica, un treno diretto da Seul a Busan che diventa presto un campo di battaglia. Un’opera di ampio respiro e di taglio mainstream, che evita però di scadere nel becero buonismo.

28) 31 di Rob Zombie

Sicuramente questo ritorno low-budget agli albori non ha convinto tutti, soprattutto per una regia inspiegabilmente confusa nelle scene clou. Ma Rob Zombie continua a divertire nonostante tutto e “31”, pur non essendo ovviamente il suo capolavoro, è una bella carrellata di personaggi sopra le righe, talmente sadici e grotteschi che dopo settimane ancora ricordiamo le loro gesta. Un gioco al massacro da supportare o da disprezzare, senza mezze misure.

29) COSMOS di Andrzej Żuławski

L’ultimo film prima della dipartita di questo grande regista polacco è un lavoro in apparenza leggero, perché a fine visione rimaniamo storditi da questo grande teatro dell’assurdo. Molte citazioni letterarie, un dualismo metafisico onnipresente e una potenza mai vista nella caratterizzazione dei personaggi fanno di “Cosmos” un lungometraggio ostico che merita più di una visione. Il viaggio conclusivo dove la vita e la morte diventano continue allegorie.

30) CAT SICK BLUES di Dave Jackson

Un lavoro straniante e ossessivo che passa dall’horror estremo in salsa slasher alla black-comedy di matrice weird, con un protagonista che si nasconde dietro un’enorme testa di gatto nero vivendo praticamente come un felino. Nonostante il budget risicato, le idee non mancano e il regista australiano sembra volersi prendere gioco di tutte quelle persone che postano di continuo gatti sui social. Il what the fuck è d’obbligo ma il film funziona.

(Paolo Chemnitz)

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