Breve Film Sull’Uccidere

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di Krzysztof Kieślowski (Polonia, 1988)

“Breve Film Sull’Uccidere” è la versione allungata (circa ottanta minuti) del quinto film tv della serie “Decalogo”, realizzata dal compianto Krzysztof Kieślowski per la televisione polacca. Si tratta di uno dei film più crudeli, realistici e dolorosi sul tema della pena di morte, un’opera che già dalle prime sequenze si avvale di una fotografia opprimente, torbida e giallognola, scelta che rende davvero alienante la periferia di Varsavia durante gli ultimi anni del comunismo.
Jacek è un giovane di ventuno anni, un piccolo teppistello che per noia commette atti di vandalismo, fino a quando non arriva a compiere un omicidio, facendosi portare in aperta campagna da un tassista per poi ammazzarlo senza pietà a scopo di rapina. La scena dell’omicidio dura ben dieci minuti e fa gelare il sangue per il realismo con la quale è realizzata, per il modo in cui il giovane infierisce sulla vittima e per alcuni dettagli solo in apparenza secondari (come la dentiera schiacciata nel fango).
Il cinema della malvagità dimora tra queste immagini, ma se all’inizio tutto ruota attorno a Jacek, negli ultimi venticinque minuti il protagonista diventa lo stato, capace di rendersi disumano senza fare sconti per nessuno. La riflessione di Kieślowski si riversa quindi nella figura dell’avvocato difensore Piotr, un uomo dai sani principi che scopre e svela la fragile psicologia del condannato a morte, svolgendo anche il delicato ruolo di confessore. L’accuratezza con la quale le guardie carcerarie preparano il patibolo è snervante, così come turbano le ultime scene che indignano, creano sconforto, fanno riflettere e lasciano dentro di noi un senso di impotenza infinito nei confronti del potere.
“Breve Film Sull’Uccidere” è rimasto sempre inedito in Italia, tranne quando fu proiettato di notte durante il programma Fuori Orario su Rai 3. Un film del genere andrebbe mostrato a tanta gente: Kieślowski ha molto da insegnarci non solo a livello registico, la sua infatti è una grande pellicola concettuale nella quale i sentimenti vengono messi a nudo per poi essere ricoperti dalla gelida coltre della morte. Un’opera che lascia davvero poche speranze, quanta amarezza in questo piccolo capolavoro.

5

(Paolo Chemnitz)

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